Nel rifugio non c’è mai silenzio: i latrati si intrecciano, le porte sbattono, le ciotole tintinnano contro il metallo. Eppure, tra tutti quei rumori, ce n’era uno che si riconosceva subito: il rimbalzo ritmico di una palla. Era il suono di Casper che giocava da solo. Quella palla rossa era diventata il suo unico compagno di giochi. I volontari gliel’avevano donata per cercare di placare la sua voglia inesauribile di movimento, di attenzioni, di libertà. Quando è andato in adozione l’ha lasciata lì, per far giocare altri cani meno fortunati di lui. Ma nessuno s’immaginava che sarebbe stato lui ancora una volta a giocarci insieme, tristemente da solo.
Dal randagismo al box
Casper è arrivato al rifugio del Ventura County Animal Services, in California, lo scorso luglio. È stato trovato per strada, con gran parte del pelo mancante e lo sguardo stanco di chi aveva perso ogni punto di riferimento. Questo incrocio di Pit Bull aveva un microchip, ma nessuno era venuto a reclamarlo. Così era stato messo in adozione e aveva iniziato ad aspettare la sua occasione. “All’inizio era molto timido”, ha raccontato Jules Hooper, del team del rifugio. “Ma nel giro di pochi giorni ha cominciato ad accettare i bocconcini, a lasciarsi portare a spasso. È un cane buono, gentile, che si lascia curare con pazienza”.






