Quando la strada cominciava a salire, e lui decideva di partire, erano guai per tutti e non importava che tu fossi un gregario, un ragazzino o Eddy Merckx: Giovanni Battaglin ti staccava comunque. Già, perché era uno scalatore fenomenale degli Anni ’70 e ’80, ma pure un buon passista capace di conquistare tappe in tutti i Grandi Giri. E - nel 1981- di compiere un’impresa storica: trionfare alla Vuelta di Spagna e al Giro d’Italia in soli 48 giorni. Battaglin, che ha 74 anni, ora è in pensione e si racconta. Gli inizi («Ho esordito a 18 anni»), un ciclismo selvaggio («Quante scorrettezze: i big si facevano trainare»), i successi, l’azienda di famiglia e il dramma della figlia Francesca.

Giovanni Battaglin, questa esposta che bici è?

«Quella della vittoria delGiro d’Italia del 1981».

Sembra un pezzo d’antiquariato rispetto ai modelli di oggi.

«Lo è. Venga, le faccio vedere le biciclette che produciamo adesso qui, nell’azienda che ho fondato nel 1981 e che ora si chiama “Officina Battaglin”. Vede? Dieci anni fa abbiamo deciso di mollare il carbonio, che è un po’ una moda, per tornare a questi telai d’acciaio. Produciamo bici artigianali e personalizzate per amatori e le vendiamo on-line. Sono prodotti di nicchia e ne realizziamo circa 700 l’anno, soprattutto per l’estero: America, Europa e perfino India».