Era il 23 ottobre 1983 quando la Multinational Force in Lebanon (Mfl), contingente militare internazionale per un’operazione di peacekeeping in Libano, composto da reparti delle forze armate di Stati Uniti, Francia, Italia e Regno Unito, subì un colpo devastante a causa di un duplice attentato a Beirut. Due camion-bomba colpirono con pochi minuti di differenza le basi della Mfl, prendendo di mira i contingenti statunitense e francese: alle 6.22 del mattino, un camion imbottito di esplosivo si schiantò contro l’edificio che ospitava il 1º Battaglione dell’8° Reggimento Marine presso l’aeroporto internazionale di Beirut. La deflagrazione distrusse la struttura, uccidendo 241 militari statunitensi. Due minuti dopo, un secondo camion bomba colpì il quartier generale dei paracadutisti del 1º e del 9° Reggimento cacciatori paracadutisti alloggiati nel palazzo Drakkar a 4 km di distanza, causando la morte di 58 militari francesi. Dietro gli attacchi, c’erano la Jihad islamica e Hezbollah, la neonata milizia sciita.
Giovedì il ministero della Difesa francese ha pubblicato un messaggio su X per commemorare i caduti. «42 anni fa, il 23 ottobre 1983, 58 militari francesi del 1° e del 9° Reggimento cacciatori paracadutisti furono uccisi a Beirut, vittime di un attentato suicida. La Francia ricorda, onora il loro sacrificio e non li dimentica #Drakkar #Libano #DovereDiMemoria», si legge nel messaggio, dove è omessa l’identità di chi quell’attentato lo ha compiuto. Sotto il tweet, da giovedì, dilaga l’indignazione. «Attentato suicida? Preciso: attacco teleguidato dall’Iran come rappresaglia alla cooperazione militare tra Francia e Iraq, eseguito dalla Jihad Islamica e da Hezbollah», scrive un’utente, Mélanie Lacide. «Perché non citare chiaramente il movimento terroristico e i suoi sostenitori che hanno commesso questi orribili attentati dopo quello che ha colpito i militari americani?», ha aggiunto un altro, Bob Alban. «Questa codardia istituzionale è vergognosa.






