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25 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:18

Un documento anacronistico, soprattutto sul ruolo delle donne nella Chiesa e sui gay. È quello approvato dalla terza assemblea sinodale della Conferenza episcopale italiana con 781 voti favorevoli e 28 contrari su 809. Un testo che vede finalmente la luce dopo la profonda spaccatura che si era registrata tra i rappresentanti sinodali della Cei nell’aprile 2025, mentre Papa Francesco lottava tra la vita e la morte. All’epoca, infatti, la bozza del documento finale fu duramente contestata dalla stragrande maggioranza dei partecipanti all’assemblea sinodale e i vertici della Chiesa italiana, per evitare una pesante bocciatura, preferirono ritirare il testo senza metterlo ai voti. Morto Bergoglio ed eletto Prevost, la Cei, che aveva già riprogrammato, con un documento totalmente riscritto, l’assemblea sinodale alla fine di ottobre 2025, è riuscita a farlo approvare, senza, però, evitare alcune significative contestazioni sui temi da sempre più sensibili e soprattutto con un equivoco abbastanza grave sul gay pride.

Il punto maggiormente contestato è quello che riguarda le diaconesse. Proposta che è tornata più volte durante il pontificato di Francesco, ma senza alcuna prospettiva concreta. Leone XIV, invece, è stato ancora più esplicito su questo aspetto, chiudendo subito definitivamente la porta a qualsiasi possibilità di ordinare donne diacono. Non si comprende allora come questa proposta sia riemersa nel documento finale dell’assemblea sinodale della Cei. La Chiesa italiana, infatti, non ha alcun potere in merito. Ogni decisione di questo tipo spetta unicamente al Papa. Eppure, con 625 voti favorevoli e 188 contrari, è stata approvata la proposta “che la Cei sostenga e promuova progetti di ricerca di facoltà teologiche e associazioni teologiche per offrire un contributo all’approfondimento delle questioni relative al diaconato delle donne avviato dalla Santa Sede”. Duramente contestato, con 661 voti favorevoli e 156 contrari, il paragrafo che afferma “che la Cei, promuovendo una rete di diverse realtà nazionali, sostenga la creazione di un tavolo di studio permanente sulla presenza e l’apporto delle donne nella Chiesa, al fine di formulare proposte operative per incentivarne la corresponsabilità ecclesiale”.