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Ultimo aggiornamento: 17:57

“Una stato di confusione e ansia”. È in questo modo che l’ex prefetto Filippo Piritore ha giustificato le dichiarazioni che lo hanno fatto finire ai domiciliari con l’accusa di aver depistato le indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella. “Io entro in uno stato di confusione e ansia. Avrò detto una cosa interpretata male. Mi protesto innocente. Probabilmente ero agitato quando ho detto quelle cose. Non so come è venuto fuori il nome di Lauricella, non so dirlo”, ha detto l’ex poliziotto durante l’interrogatorio preventivo sostenuto davanti alla gip Antonella Consiglio.

Sentito dai pm di Palermo in merito al guanto trovato il giorno del delitto a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato né sequestrato, secondo i magistrati Piritore “ha reso dichiarazioni rivelatesi del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali (anche) al rinvenimento del guanto (mai ritrovato)”. “Io non ho occultato nulla qualcuno mi avrà detto di procedere in quel modo, forse i miei dirigenti dell’epoca. Io ho fatto solo il mio dovere”, ha aggiunto l’indagato davanti al gip. Poi l’allora funzionario della Squadra Mobile di Palermo ha aggiunto: “Ai tempi ero alla sezione rapine, il mio superiore era il dottor Contrada ma non avevo rapporti personali con lui. Il 6 gennaio (giorno del delitto ndr) sono stato contattato a casa e mi sono recato sul posto dove era stata trovata l’autovettura. Non ricordo chi c’era ma qualcuno era già lì”.