A un anno dalla sconfitta contro Donald Trump, Kamala Harris riappare sulla scena internazionale con toni nuovi e un messaggio inequivocabile: non ha intenzione di lasciare la politica. In una lunga intervista alla BBC, la prima concessa a un media europeo dopo la sua uscita dalla Casa Bianca, l’ex vicepresidente ha lasciato intendere di considerare una nuova candidatura per le presidenziali del 2028, segnando così il suo ritorno nel dibattito democratico statunitense.

“Sono consapevole che vedremo una donna alla Casa Bianca, e credo accadrà nel corso della vita delle mie nipoti. Sarò io? Forse”. Ha detto sorridendo. “Non ho ancora preso una decisione, ma non ho finito. La politica è nel mio sangue”.

Il prezzo della sconfitta

Harris, 60 anni, ex procuratrice generale della California e prima donna afroamericana e asiatica a diventare vicepresidente, ha pagato a caro prezzo la sconfitta del 2024. Dopo il ritiro tardivo di Joe Biden per motivi di salute e un congresso democratico caotico, si è trovata a condurre una campagna elettorale di appena 107 giorni contro un avversario, Trump, ormai consolidato nel suo blocco conservatore.

La sua nuova pubblicazione, 107 Days, è il resoconto di quei mesi frenetici, un misto di memoria politica e riflessione personale. Harris racconta il disorientamento di un partito incapace di gestire la successione e la difficoltà di proporre un messaggio economico chiaro a un elettorato stanco e polarizzato. “È stato quasi impossibile costruire un messaggio in così poco tempo”. Ha detto. “Ma rifarei tutto, perché credo ancora nel potenziale dell’America democratica”.