L'esodo degli italiani d'Istria, Dalmazia e Fiume è iniziato da una deportazione negata per oltre mezzo secolo e tuttora, a ben vedere, ancora da storicizzare compiutamente. La tragedia di quegli italiani d'oltreconfine, morti nelle foibe, rinnegata e taciuta per più di cinquant'anni dagli italiani stessi, è infatti solo il tuffo al cuore più doloroso e fragoroso. Una ferita mai rimarginata, almeno fino all'approvazione della legge 92 del 2004 che istituì il Giorno del Ricordo (10 febbraio). Un primo, parziale, tributo di memoria alle oltre 350mila persone in fuga dalle loro case e dalle loro terre. Italiani della sponda adriatica d'oriente. E forse per questo ancor più attaccati all'identità del nostro Paese.
Tutte queste storie, finalmente manifeste, sono il cuore dell'esposizione permanente Medif (mostra dedicata all'esodo degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia), visitabile da oggi nella Sala del Grottone del Vittoriano, a Roma, in piazza Venezia. Questa sera alle 18,30 è prevista l'inaugurazione alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Un luogo simbolo dell'unità nazionale, il Vittoriano, che ha nel suo cuore l'Altare della Patria e in esso il ricordo perenne del Milite ignoto e dei caduti di tutte le guerre tra i quali per la prima volta vengono annoverati anche i martiri italiani gettati nelle foibe istriano-dalmate per la sola colpa di essere italiani, additati dalle truppe jugoslave del generale Tito come fascisti. Una narrazione, va detto, mai messa in dubbio dagli storiografi e dalla cultura della sinistra italiana che, disconoscendo la tragedia di così tanti connazionali, ha continuato ad allargare lo strappo doloroso anziché sanarlo.






