Milano, 24 ott. (askanews) – Il 26 ottobre 2025 segna un anniversario che ha cambiato la storia australiana: quarant’anni fa il governo restituiva agli Anangu, i Custodi Tradizionali, la proprietà del parco nazionale di Uluru-Kata Tjuta, nel cuore rosso del continente. Un gesto che andò oltre il valore giuridico e che resta, ancora oggi, un punto di svolta nel rapporto tra l’Australia moderna e le sue culture più antiche.

La restituzione del 1985 segnò la nascita di un nuovo modo di intendere il turismo: non più semplice visita, ma esperienza di conoscenza, narrazione e rispetto. Uluru divenne il simbolo di una convivenza possibile fra due visioni del mondo – quella occidentale e quella aborigena – fondate entrambe sulla cura della terra.

A distanza di quarant’anni, il turismo aborigeno in Australia è una realtà consolidata e in crescita. Secondo le stime, il settore varrà 67 miliardi di dollari statunitensi entro il 2034. Un’economia costruita sull’incontro diretto con le comunità, dove guide indigene raccontano ai visitatori le proprie storie, i miti della Creazione, i saperi botanici e le regole antiche che legano le persone al territorio.

Il parco di Uluru-Kata Tjuta è oggi gestito congiuntamente da Parks Australia e dagli Anangu. È un modello che unisce diritto consuetudinario, cultura aborigena e scienza della conservazione. I visitatori possono partecipare al tour “SEIT Patji”, che porta oltre la roccia sacra, nelle terre ancestrali dei Custodi, dove si ascoltano le storie del Tjukurpa, si imparano le tecniche di sopravvivenza nel bush e si comprende la profondità spirituale di questa restituzione.