Sydney, 26 gen. (askanews) – Nel giorno dell’Australia Day, migliaia di persone sono scese in piazza a Sydney per chiedere giustizia e diritti per i popoli indigeni. I manifestanti hanno definito il 26 gennaio “Invasion Day”, la data che segna l’inizio della colonizzazione britannica nel 1788. Nella stessa giornata, altri cortei hanno attraversato la città contro l’immigrazione. Le manifestazioni hanno messo in luce divisioni profonde sull’identità nazionale.
“Se non si cambia nulla, nulla cambia – dice Kody Bardy, cittadino aborigeno -. Lo vediamo da anni. Ora è il momento del cambiamento. E con il cambiamento dobbiamo portarci dietro tutti. Possiamo celebrare questo Paese in un altro giorno, perché tutti lo amano e tutti vogliono festeggiare. Ma non si festeggia in un giorno di lutto”.
Per Noah Smith, “stanno succedendo troppe cose negative al nostro popolo. Quest’anno si è registrato il numero più alto di morti di persone nere in custodia dai tempi della Royal Commission, da quando si tengono i conteggi dagli anni Settanta. È un’atrocità che così tanti giovani aborigeni muoiano presto, muoiano in custodia. Abbiamo il diritto di difendere i nostri concittadini e di prendercene cura. Dobbiamo anche prenderci cura della terra, ma il governo non lo sta facendo bene. E il 26 gennaio non è una data da celebrare”.







