La proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuori sede ha raggiunto le 50mila firme e ora sarà discussa in Parlamento. «L’Italia è l’unico grande Paese europeo a non avere una legge sul voto a distanza – ricordano i promotori – nei prossimi giorni depositeremo la proposta in Senato e continueremo a lavorare con la politica, monitorando che faccia il suo dovere per trovare le soluzioni più efficaci e garantire questo diritto».

Referendum, raddoppiano i votanti tra gli studenti fuorisede a Torino

L’obiettivo doveva essere raggiunto entro gennaio 2026 per smuovere la legge che da due anni è ferma al Senato. In Italia, gli iscritti all’università sfiorano i due milioni. Ma quasi la metà è fuori sede, fra arrivi da altre regioni e «pendolari» intra-regione. Oltre a chi studia, una legge sul voto a distanza impatterebbe lavoratori, stagisti, medici in formazione o cittadini temporaneamente fuori sede per motivi di salute. Dopo l’esperimento alle elezioni europee del 2024 e per i referendum dell’8 e 9 giugno il comitato promotore chiede una legge definitiva. Entrambi gli appuntamenti elettorali si sono conclusi senza una legge definitiva. In Europa questo diritto esiste già, anche se in modalità diverse: gli unici Paesi che non lo permettono sono Malta, Cipro e, appunto, l’Italia.