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Ultimo aggiornamento: 8:01
Gli abitanti di Colli del Tronto non potranno mai muoversi da casa. I residenti di Spinetoli, appena 5,9 chilometri di distanza, andranno a San Benedetto ma non ad Ascoli. Tutto il contrario per quelli di Castel di Lama, che da Colli dista poco più di 6 chilometri. Il ritorno dopo 39 anni del derby del Piceno tra Ascoli e Sambenedettese, ora entrambe in Serie C, è diventato un rompicapo per le autorità che dovranno garantire la tenuta dell’ordine pubblico e un rebus per molti di coloro che vivono nei paesi della provincia. Per giunta, le squadre delle due città, distanti appena trenta chilometri, si affronteranno due volte in tre giorni: domenica al Del Duca, nel capoluogo, in campionato e mercoledì in Coppa Italia nella città rivierasca.
Così alla fine le disposizioni dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, prese di concerto con la Prefettura di Ascoli su indicazioni della Questura, hanno finito per scontentare molti. Anzi, per dirla con gli esponenti locali di Fratelli d’Italia, è stata presa una decisione che “colpisce ingiustamente intere comunità”. Agli abitanti di nove comuni della provincia saranno infatti interdetti entrambi gli stadi. Il motivo? Non è possibile stabilire se la maggioranza dei tifosi in quel paese supporti l’una o l’altra squadra. La questione è seria perché il rischio scontri è altissimo, tanto da optare per la chiusura dei settori ospiti. Le due tifoserie sono rivali, ogni partita giocata nel rispettivo stadio non finisce senza un “pensiero” per l’altra metà calcistica della provincia e da agosto in molti comuni compaiono scritte sui muri contro Ascoli di qua e San Benedetto di là. Una sfilza, spesso offensiva e in chiave antisemita, come nel caso del murales “Il tempio del tifo”, che campeggia sulla curva della Samb, trasferito in un fotomontaggio sul cancello di ingresso di Auschwitz.






