BRUGNERA - Avellino Corazza morì per shock emorragico, azzannato dagli Amstaff del nipote il 25 ottobre 2019, in via Livenza a Brugnera. Aveva 75 anni. Una vicenda drammatica, a cui è seguito un processo carico di tensione e dolore che ha profondamente segnato entrambe le famiglie. Alla vigilia dell’anniversario della tragedia l’iter processuale si è concluso con una duplice condanna per l’ipotesi di omicidio colposo. Il giudice Beatrice Arnosti ha inflitto un anno di reclusione ciascuno ai proprietari e custodi dei due cani: Leda Giust, 75 anni, cognata della vittima e Massimo Sandrin, 46, nipote. La pena è stata sospesa per entrambi; per Sandrin è stato disposto anche il beneficio della non menzione. Alla parte civile, costituita con gli avvocati Giulia Volpatti (cinque parenti) e con Andrea Poletto (una posizione), è stata riconosciuta una provvisionale complessiva di 205mila euro. Il giudice ha disposto che il danno non patrimoniale debba essere quantificato in sede civile. Stabilita anche la rifusione delle spese di costituzione per oltre 20mila euro.

Avellino Corazza entrò nel recinto della villetta confinante con quella di sua proprietà aprendo il cancello con un telecomando. Fu subito assalito dai cani. La moglie Maria Rina Sandrin lo sentì urlare, intervenne per soccorrerlo, ma fu a sua volta aggredita. Fu Giorgio Corazza, figlio della vittima, a salvare la madre abbattendo uno dei due cani - Claus - con un fucile da caccia, un semiautomatico Franchi calibro 12. Ettore, l’altro cane rimasto in vita, fu sequestrato e consegnato alla custodia del canile di Villotta. A distanza di un anno, e dopo un percorso di educazione comportamentale, il cane è stato restituito. Era stata l’avvocato Alessandra Marchi, che ha difeso gli imputati insieme al collega Roberto Arduini, a scongiurarne l’abbattimento. Un veterinario comportamentalista e un educatore cinofilo hanno insegnato a Ettore a portare la museruola e lo hanno abituato a vivere in una dimensione familiare senza diventare aggressivo.