Bruxelles, 23 ott. (askanews) – I dubbi alla fine hanno prevalso: il Consiglio europeo di oggi non solo non ha preso una decisione – che comunque non era ancora prevista – sull’ipotesi di utilizzare gli asset russi congelati per finanziare il prestito per il sostegno all’Ucraina, ma non ha neanche menzionato questa proposta specifica nelle sue conclusioni a 26.

Oltre all’Ungheria, contraria, quasi tutti i Paesi (Italia inclusa) avevano infatti sollevato perplessità su un meccanismo che presenta notevoli complessità e rischi.

Il Belgio, come ormai fa da tempo, continua a chiedere la garanzia della “mutualizzazione integrale dei rischi”. E’ proprio questo Paese, infatti, che custodisce, con la finanziaria Euroclear, il 90% degli asset russi congelati, per una cifra di 180-185 miliardi. I restanti sono divisi, in parti molto più piccole, tra Svizzera, Regno Unito, Francia, Germania, Usa, Giappone. Il primo ministro belga Bart De Weaver teme che in caso di contenziosi il suo Paese si troverebbe a dover ripagare questa cifra monstre, visto anche che esiste ed è in vigore un accordo bilaterale russo-belga di protezione degli investimenti (che rende possibile un arbitrato internazionale) e che ci sono già, per questo, cause pendenti su Euroclear, che ha a sua volta asset in Russia – in misura molto minore, circa un decimo – che potrebbero essere “ostaggio” in una battaglia legale. Peraltro la garanzia che chiede il Belgio dovrebbe essere estesa anche nel tempo, ben oltre i 2-3 anni che dovrebbero servire per l’erogazione dei finanziamenti all’Ucraina. Un quadro che allarma un po’ tutti i Paesi e infatti alla fine la decisione è stata non decidere.