Le tensioni sugli affitti brevi, i malumori per gli interventi sui dividendi, da ultimo pure la querelle sui fondi alla metro C di Roma.
Una settimana fa erano compatti seduti accanto a Giorgia Meloni e a Giancarlo Giorgetti a presentare la manovra a Palazzo Chigi, ma il testo non fa in tempo ad approdare al Senato che è già scontro aperto tra Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Per tutto il giorno i due vicepremier si scambiano reciproci affondi, che non risparmiamo il Mef. Il tutto mentre la premier è impegnata a Bruxelles e certo non avrà apprezzato questo genere di "liti da cortile", come le definiscono i suoi. E offrendo anche il fianco all'opposizione che ironizza su una manovra approvata "all'insaputa" dei due leader di maggioranza.
Fratelli d'Italia, non a caso, rimane sostanzialmente a osservare in silenzio in queste ore calde. A parlare è il solo ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, per provare a mettere un freno agli alleati. Va bene che ogni partito cerchi di "rivendicare le proprie posizioni", osserva, ma "l'impostazione della finanziaria è chiusa". Si potranno anche rivedere i "dettagli, ma il grosso" è fatto e tale deve rimanere.
Manovra, il testo bollinato dalla Ragioneria









