Uno sguardo oltre la cronaca si intitola l’incontro che colleghi ed amici hanno deciso di dedicare a Paolo Griseri a un anno dalla sua scomparsa, che ricorre il 24 ottobre, mentre Repubblica lancia un premio di laurea a lui intitolato. E in questo “sguardo oltre la cronaca” c’è tutto il nostro collega, a Repubblica dal 2000 al 2020, dopo una lunga esperienza al Manifesto e prima di approdare alla Stampa, di cui è stato anche vicedirettore ed editorialista.
C’era - c’è - l’indispensabile cronaca, infatti e prima di tutto, dietro quello che Paolo e tutti noi facciamo: un lavorio paziente e allo stesso tempo frenetico, stretto tra la necessità di sapere e di capire e quella di informare, la smania di scrivere e l’ansia di sbagliare.
Ma allo stesso tempo, proprio con la sua capacità di cronista di intercettare e filtrare le notizie attraverso il setaccio di una lunga esperienza e grazie a una sensibilità che ricordava sempre come dall’altra parte della tastiera ci fossero persone e vite vere, lo sguardo di Paolo riusciva a dare profondità e prospettiva alle storie che raccontava evitando le trappole simmetriche del pietismo e del cinismo.
Dalla fabbrica - la fabbrica Fiat in particolare, come è ovvio che fosse per chi faceva il suo mestiere a Torino e in Italia - Paolo aveva allargato sempre di più lo sguardo a un mondo che nei suoi quasi quarant’anni di professione era cambiato molte volte. Tra le incursioni in campi come la politica e la cronaca, l’economia, intesa come soprattutto processo produttivo e non come geometria finanziaria, restava - per usare il linguaggio del settore - il suo “core business”: prima la conflittualità negli stabilimenti, poi la globalizzazione, che per il cronista della Fiat significa anche lo sbarco negli Usa, la scoperta e in fondo l’innamoramento per Detroit, speculare capitale dell’auto; poi il “tradimento” delle nuove tecnologie che alimentano anche la cosiddetta “gig economy”, fatta di lavori precari, poco o nulla garantiti, mentre i modelli di produzione ereditati dal secolo scorso arrancavano sempre di più e la grande industria meccanica si ritirava.






