"Chiediamo l'ergastolo, la pena più severa che c'è".
A dirlo con un filo di voce è Lodovico Massicci, il padre di Emanuela Massicci, torturata e uccisa dal marito lo scorso dicembre, al termine dell'udienza preliminare al tribunale di Ascoli Piceno, conclusa stamani col rinvio a giudizio del marito, Massimo Malavolta, detenuto nel carcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno).
I genitori della donna si sono costituiti parte civile, così come i due figli, questi ultimi attraverso un legale nominato dal tutore.
"Quello che è davvero agghiacciante in questa vicenda è che Emanuela Massicci non è stata ammazzata con un gesto subitaneo, d'impeto, ma con un lento supplizio infertole da quello che, per quanto risulta dagli atti, è l'imputato, il marito", ha commentato l'avvocato Nazario Agostini che assiste i coniugi Massicci.
Secondo la difesa dell'imputato, rappresentata dalla legale Saveria Tarquini, lo stato di dipendenza dalla cocaina dell'uomo potrebbe averne condizionato la condotta. "È un dato assolutamente eccentrico - replica Agostini - qui il dato cruciale che c'è stata una persona massacrata da tempo, sistematicamente. Le valutazioni spettano ora ai giudici della Corte d'Assise di Macerata".






