Troppo facile. Troppo forte. Magari troppo stizzito dalle polemiche dopo il no alla Coppa Davis. C’è troppo Sinner per il povero Altmaier. Il primo turno di Vienna fra il numero 2 del mondo e il 51 dura appena 10 minuti, il tempo di volare 3-0 con due break, in un tourbillon di risposte fulminanti, servizi puntuali e vari (95% di punti con la prima), sbracciate possenti da fondo, sprint e pressing schiacciante, e anche più smorzate. Esaltato dalla prediletta superficie indoor. Poi la partita scorre via in fretta come un pallottoliere impazzito: 6-0 in 22 minuti («Funzionava tutto benissimo, non ho sbagliato praticamente nulla»), poi 6-2 in 58 minuti totali per il 4 volte campione Slam al 50° match della stagione, il 10° torneo (dopo i famosi 3 mesi di stop Wada), 3 titoli (Australian Open, Wimbledon, Pechino), 4 finali (Roma, Parigi, Cincinnati, US Open), il drammatico ritiro per crampi nel terzo turno di Shanghai contro Griekspoor e la seconda super-esibizione di Riad con 6 milioni di primo premio vinta su Alcaraz.
Vienna, che ha vinto due anni fa, è praticamente casa per Jannik da Sesto Pusteria: i genitori e la fidanzata Laila Hasanovic sono arrivati in auto per trasmettergli un po’ di calore dopo la nuova buriana Davis e il pubblico lo applaude impressionato mentre schiaccia il tedesco che gli ricorda lo sgambetto subito al Roland Garros 2023 (con due match point falliti). Con Cahill che fa rifiatare coach Vagnozzi in panchina e il mental coach Riccardo Ceccarelli, il più forte tennista italiano di sempre porta così a 44-6 il bilancio dell’anno, col 17° successo consecutivo indoor, dal ko con Djokovic nella finale del Masters 2023.










