PARIGI - Angelo cammina con gli occhi sulla cartina del Louvre, seguito a passo di carica da moglie e due figli. «La Galleria di Apollo è là a sinistra, forza!», dice ai suoi, mentre salgono la scalinata che porta alla Nike di Samotracia. Alla sontuosa Vittoria alata neppure un'occhiata. Per la Gioconda bisognerebbe prendere a destra: ci si penserà dopo. Prima dritti all'obiettivo, seguendo il flusso di visitatori. Da ieri (22 ottobre), primo giorno di riapertura dopo il grande colpo ai gioielli della Corona, il Louvre ha una nuova «opera» che il pubblico vuole assolutamente fotografare: non è la Monna Lisa, né la Venere di Milo, né la Libertà che guida il popolo di Delacroix. No: è un paravento grigio, tre ante, alto circa un metro e mezzo. Lo hanno piazzato davanti all'ingresso della Galleria di Apollo, un imponente portone in ferro battuto. Il portone è chiuso: il paravento serve a evitare che gli occhi del pubblico vadano a curiosare sulla scena del delitto, là dove il commando del montacarichi ha trafugato, in sette minuti netti, nove pezzi dei gioielli della Corona. Due cartelli «implorano» di non fare foto, ma i turisti mitragliano coi telefonini.

Oltre le volute del portone, si intravedono tutte le luci accese nella galleria profanata. Angelo arrivato da Padova per tre giorni con la famiglia indica il portone chiuso: «Eccolo qua!». Ieri il museo è stato letteralmente preso d'assalto. File già dalle otto e mezzo del mattino davanti alla Piramide. Per passare dall'entrata al livello del sottosuolo, una serpentina mai vista di gente in coda arrivava, verso le dieci, dall'ingresso di rue de Rivoli fino alla piramide rovesciata. Molti sembrano scoprire solo adesso che al Louvre c'erano anche i gioielli della Corona. Non Virginie e David, arrivati da Bastia, in Corsica, con i figli gemelli Pierre e Olivier: «Oggi è l'assalto dice Virginie, dopo aver discusso con un'agente che staziona ai lati della lunga fila davanti alla Piramide sono le undici e mezzo, dovevamo entrare ora, ma non sono ancora entrati nemmeno quelli delle dieci e trenta. Pazienza, rinunciamo. Volevamo vedere proprio i gioielli: siamo còrsi dice sorridendo Napoleone ci interessa».