Il colpo di scena arriva verso la metà del suo intervento, quando Giuseppe Conte tira fuori un libro fatto dal M5S, intitolato “Governo Meloni, tre anni di tasse”. All’interno la dedica è: «Gentile omaggio per la presidente Meloni, a cura del Movimento 5 Stelle». Glielo mostra, gli legge qualche riga. Giorgia Meloni, ridendo, gli risponde: «Me lo dia, me lo dia il libro». Conte: «Rida, rida pure». Accade alla Camera dei deputati, durante il dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del Consiglio Europeo. Un momento, ancora una volta, monopolizzato dal leader M5S. Conte, come sempre, usa l’occasione per due obiettivi: sfidare la premier, trattandola da scolaretta impreparata e poco diligente, e, in seconda battuta, dimostrare che il più adatto a Palazzo Chigi, a sinistra, è lui. «Lei purtroppo con l’economia ci litiga proprio», è l’incipit dell’ex premier, che rimprovera alla premier di non aver capito in passato come funziona lo spread e ora «come le banche accumulano gli utili». Glielo spiega Conte: «La Bce aumenta i tassi di interesse e le banche li scaricano sui mutui, ma non lo fanno quando si abbassano gli interessi». Passa poi al cavallo di battaglia del riarmo: «Lei ha ipotecato il futuro dei nostri figli. In Germania stanno parlando della leva obbligatoria, la farete anche qui? Cosa offriamo ai nostri figli? Uno stipendio sicuro in guerra?».