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Agli inizi del 2022 Eleonora Antognini cominciò a pubblicare sul suo profilo Instagram i video di alcuni freestyle, come vengono chiamate in gergo le improvvisazioni dei rapper. Li registrava nella casa dei suoi genitori ad Aranno, un comune della Svizzera italiana di poco più di 300 abitanti e con un’età media piuttosto alta: 45,3 anni. Non proprio il contesto urbano e demografico ideale per una rapper alle prime armi, insomma. Ai tempi Antognini aveva vent’anni, e si era già data un nome d’arte: Ele A, l’abbreviazione del suo nome e del suo cognome.

Uno di quei video, intitolato “Coronavirus Freestyle”, fu notato dal manager musicale Andrea Favrin, che rimase colpito dal suo talento e si offrì di farla suonare al Mi Ami Festival di Milano. Il suo repertorio era decisamente scarno, «di massimo 10 minuti», come ha detto lei stessa in una recente intervista.

Tre anni dopo Ele A è diventata una delle rapper più promettenti dell’hip hop italiano, un contesto in cui notoriamente le donne faticano a farsi notare. Oggi ha più di 850mila ascoltatori mensili su Spotify (una cifra più che ragguardevole per il mercato discografico italiano), ha pubblicato singoli ed EP di ottimo successo e ha collaborato con alcuni tra i nomi più noti dell’hip hop italiano. Pixel, il suo primo album in studio, è uscito il 10 ottobre, ed è stato accolto molto positivamente dalle riviste che si occupano di hip hop.