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Una buona Juventus vende cara la pelle al Bernabeu, spreca e impensierisce il Real Madrid che ringrazia Bellingham
Una sconfitta che non fa così male, pur se la classifica di Champions piange e al momento racconta di due soli punti in tre partite. La Juventus torna battuta da Madrid (1-0), ma ritrova un minimo di autostima: il crollo al cospetto dei galacticos non c'è stato e, se il match fosse finito in parità, non sarebbe stato uno scandalo.
L'esperimento di Como, con la difesa a quattro, non trova seguito al Bernabeu: Tudor torna allo schieramento a tre, rimette Vlahovic al centro dell'attacco e spedisce in panchina Locatelli per dare più sostanza al centrocampo con McKennie e Koopmeiners. Il Real schiera l'ex milanista Brahim Diaz sull'esterno destro e ovviamente non prescinde da Mbappè e Vinicius: i blancos cominciano piano, di contro, la Juve ha testa e gamba giuste. Coperta quando deve e quando serve, la Signora riesce anche a ripartire e lo fa grazie a Kalulu, su un cui cross deve intervenire Asensio non senza qualche affanno. McKennie corre per due e si intrufola là davanti appena può: è però di Gatti la conclusione (dal limite, di destro) che fa tremare gli spagnoli e sulla quale il portiere belga deve compiere un intervento non banale. Tutto nel primo quarto d'ora, di chiara marca bianconera. La squadra di Xabi sonnecchia, ma poco per volta si mette in partita: Mbappè è pericoloso un paio di volte creando superiorità numerica, ma le conclusioni di Tchouameni e Militao non trovano la porta. Di Gregorio poi dice di no allo stesso attaccante francese, con il risultato che a metà gara è ancora quello iniziale: considerato che Yildiz capitano di giornata - non è mai entrato in cronaca e che Vlahovic ha fatto un buon lavoro di raccordo senza però essere pericoloso, un bilancio più che discreto per la Signora, sovrastata nel possesso palla (70% contro 30) ma non nelle occasioni.






