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Gli stessi che vogliono il ritiro delle accuse al programma Rai chiedono i risarcimenti alle testate che si occupano di loro

Giornalisti che querelano giornalisti. Magistrati e giuristi che difendono la Costituzione e il diritto di cronaca, ma sono pronti a fare causa per un articolo sgradito. Politici che si indignano per i processi ai giornalisti amici, ma sono i primi a ricorrere a denunce quando a scrivere è un giornalista avversario. Dietro la giusta indignazione sollevata dall'attentato al direttore di Report Sigfrido Ranucci sta partendo una serie di appelli per limitare i rischi giudiziari per gli operatori dell'informazione. Peccato che questa campagna trovi appoggi in un universo che invece delle cause (spesso con richieste astronomiche) e delle denunce penali ai danni di cronisti "nemici" ha sempre fatto ampio uso. Così diventa legittimo il sospetto che si invochi una giustizia a corsie differenziate: libertà assoluta per chi sta in quel salotto buono dove convivono giornalismo d'inchiesta, magistratura impegnata e politici di riferimento. E batoste per chi sta fuori dal coro dell'antimafia-spettacolo, dal circo delle manette purificatrici.