(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La trimestrale record non basta a sostenere il titolo Unicredit -1,90%

, che a Piazza Affari arretra vistosamente all'interno di un settore bancario in difficoltà (-1% il sottoindice del comparto) alla luce dell'aumento della pressione fiscale prevista dalla Legge di Bilancio. L'istituto guidato dall'a.d. Andrea Orcel ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con un utile netto record di 8,75 miliardi, in crescita del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel solo terzo trimestre l'utile è salito del 4,8% su base annua a 2,6 miliardi, contro i 2,4 miliardi previsti in media dal consensus tra gli analisti pubblicato sul sito internet dell'istituto. Tornando ai nove mesi, i ricavi sono rimasti invariati a 18,8 miliardi (+0,3% nel trimestre), con interessi netti a 10,3 miliardi (-3,7%) e commissioni a 6,5 miliardi (+3,4%). I costi operativi si sono attestati a 6,9 miliardi (+0,4%), per un rapporto cost/income al 36,8% (era al 36,6% nei nove mesi 2024).

Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet 1 è pari al 14,8%, «grazie alla solida generazione organica di capitale pari a 2,6 miliardi e altri elementi che bilanciano gli impatti negativi della regolamentazione». Il cda ha approvato anche la distribuzione di un acconto sul dividendo da 2,17 miliardi, pari a 1,4282 euro per azione. L'interim dividendo sarà messo in pagamento il 26 novembre 2025 con data di stacco 24 novembre. UniCredit ha inoltre confermato il target di un utile da almeno 10,5 miliardi nel 2025, «escluse potenziali azioni manageriali a beneficio» degli anni 2026-2027 «e oltre», e la volontà di distribuire almeno 9,5 miliardi ai soci. In conference call, poi, Orcel ha spiegato che la strategia del gruppo in Italia prevede la crescita organica e che operazioni di M&A non sono probabili.