Se si pensa a società tech emergenti che finiscono nel mirino dei grandi fondi d’investimento (come BlackRock), il primo nome che viene in mente non è certo quello di Aligned Data Centers. Eppure questa poco conosciuta azienda texana – che, come suggerisce il nome, costruisce data center per le imprese – all’inizio dell’anno ha già rastrellato 12 miliardi di dollari. Ben più di quanto le migliori startup di intelligenza artificiale di solito riescono a raccogliere in un singolo round di finanziamento. Stando a quanto riportato da Bloomberg a inizio ottobre, ora pare che BlackRock la voglia acquisire attraverso il suo fondo Global Infrastructure Partners. Se confermata, la cifra sarebbe da record: 40 miliardi di dollari.Una scommessa da 40 miliardi su data center ancora da costruire40 miliardi sono tanti, ma lo sono ancora di più se si considera che buona parte delle strutture di Aligned Data Centers esiste solo sulla carta. Oggi l’azienda dispone di una capacità operativa di poco più di 600 megawatt, mentre altri 700 sono in costruzione. Il fatturato non è stato reso pubblico ma, moltiplicando questa capacità per le tariffe standard del settore, si arriva a una proiezione che oggi sfiora gli 1,6 miliardi. Aggiungendo i megawatt in costruzione salirebbe a 3,4: meno di un decimo rispetto al prezzo che BlackRock sarebbe pronta a pagare. La capacità è comunque significativa, sottolinea Bloomberg, ed è destinata a crescere ulteriormente grazie ai 12 miliardi di dollari raccolti all’inizio dell’anno per accelerare i piani di sviluppo di altri 5 gigawatt. Resta il fatto che ci vogliono anni per edificare e mettere in funzione un data center. Alla luce di questo, la valutazione di BlackRock appare quanto meno ottimista.I grandi fondi fanno shopping di data center in giro per il mondoLe mire di BlackRock sono tutt’altro che isolate. Il fondo statunitense Kkr, lo stesso che si è comprato la rete di telefonia di Tim, possiede già il 14% di ST Telemedia Global Data Center, con sede a Singapore. E durante l’estate si vociferava che volesse prenderne il controllo. La società di investimento Centersquare, che fa capo a Brookfield, si è appena accaparrata per circa un miliardo di dollari dieci data center tra Stati Uniti e Canada, inclusi due di cui già usufruiva (ma in affitto). Una delle operazioni più clamorose risale a settembre 2024, quando BlackStone ha sborsato 24 miliardi di dollari australiani (circa 16 miliardi di dollari americani) per acquistare AirTrunk, la principale piattaforma di data center dell’area Asia-Pacifico. Conquistandosi così il titolo di più grande proprietario di data center al mondo, con un portafoglio da 70 miliardi di dollari (considerando le strutture operative e in costruzione) a cui aggiungerne altri 100 di progetti previsti nei futuri piani di espansione.La partita dell’intelligenza artificiale la vince chi controlla le infrastrutture?Secondo un’analisi di McKinsey, l’espansione senza precedenti dei servizi digitali farà triplicare a livello globale la domanda di data center, misurata in termini di capacità. Il merito – o la colpa – è prevalentemente dell’intelligenza artificiale che richiede una potenza di calcolo ben superiore rispetto al passato. Negli Stati Uniti, il consumo di energia elettrica di queste strutture passerà quindi dai 17 gigawatt del 2022 ai 35 del 2030. Insomma, era abbastanza prevedibile che i grandi fondi mettessero gli occhi su un mercato che vede un’ascesa così rapida. La partita dell’AI non si gioca soltanto sul terreno di algoritmi e modelli linguistici, ma anche – e sempre più – su quello delle infrastrutture fisiche che permettono loro di funzionare. L’hardware conta quanto il software: chi controlla questa rete di potenza e capacità computazionale ha nelle sue mani anche la leva per orientare i flussi dell’economia dell’AI.