Uccisi dai droni, stroncati dalla fame. Da settimane centinaia di soldati russi stanno facendo una fine orribile nella "zona della morte", il delta del Dnipro, il "fiume sacro" dell'Ucraina. Un fiume imponente che segna la linea del fronte bellico tra i due eserciti. Già dalla fine del 2022, pochi mesi dopo l'inizio dell'invasione, la resistenza ucraina si era posizionata sulla riva sinistra del fiume, con gli occupanti su quella destra a esercitare pressione. Le incursioni e le avanzate però in quella regione si sono formate sulle piccole isole che costellano il delta, Krugly, Maly, Belogrudy e Alekseevsky.
Sulla carta, avamposti perfetti per l'esercito russo, da cui fa partire l'offensiva sul resto della regione e intercettare i rifornimenti alle spalle delle linee nemiche. Nella pratica, una trappola letale. Gli stessi ucraini, come detto, chiamano quelle aree zone smerti, le zone della morte. Una testimonianza di quanto la situazione dei russi sia drammatica l'ha fornita un avventuroso tentativo di fuga, con i soldati su una piccola barca nascosti tra frasche, canne, rami e fango. La difesa ucraina li ha però facilmente individuati e ha scatenato l'inferno sotto forma di drone esplosivo planato sui nemici, falcidiati senza pietà.






