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Il prosciugamento del lago d’Aral, fra Uzbekistan e Kazakistan, è uno dei peggiori disastri ecologici dell’ultimo secolo: è un esempio di “collasso di un ecosistema” ed è la versione reale di scenari da film distopico di fantascienza. È stato causato interamente dall’uomo a partire dagli anni Sessanta, e in particolare dalle scelte politiche dell’Unione Sovietica, di cui l’Uzbekistan faceva parte fino al 1991.
Dove prima si vedevano un’enorme distesa di acqua e le navi partire per pescare il pesce che poi veniva pulito, tagliato e inscatolato nelle fabbriche sovietiche, oggi c’è solo deserto. La differenza tra allora e oggi, incredibile se si pensa che la trasformazione è avvenuta in meno di settant’anni, è raccontata nel museo di Muynak, città che prima si trovava sul bordo del lago: oggi, ad affacciarsi dal piazzale antistante, si vede solo deserto e qualche relitto di barca che ricorda i tempi passati.
Uno dei relitti delle barche da pesca, vicino all’ex porto di Muynak (Valerio Clari/il Post)
L’ex letto del lago, ora deserto di Aralkum (Valerio Clari/il Post)






