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Nel suo momento di massima produttività, la pesca sul lago d’Aral in Uzbekistan dava lavoro a circa 10mila pescatori. Nel 1957 dal lago arrivavano 48mila tonnellate di pesce all’anno, il 13 per cento della produzione dell’intera Unione Sovietica: storione, passera pianuzza e altre 18 specie di pesci, oltre al 10 per cento del caviale dell’URSS. Tutto intorno al lago, e in particolare nella città portuale di Munyak, c’erano fabbriche in cui il pesce veniva inscatolato o essiccato sul posto. L’indotto dava lavoro alla comunità locale: il lago e la pesca erano la principale risorsa del Karakalpakstan, regione che occupa il nord-ovest dell’Uzbekistan e che fino al 1932 era una repubblica indipendente all’interno dell’URSS.
Oggi il Karakalpakstan è la regione più povera dell’Uzbekistan anche perché l’industria della pesca non esiste più: alla fine degli anni Sessanta oltre 16mila persone impiegate nel settore, fra pescatori e operai dell’indotto, sono rimaste senza lavoro. Non esiste più nemmeno il pesce e sta scomparendo anche il lago d’Aral, prosciugato da interventi umani sui fiumi che vi affluiscono, deviati per irrigare i campi di cotone a partire dagli anni Cinquanta (la storia della quasi scomparsa del lago d’Aral si legge qui).






