VENEZIA - La sentenza è stata depositata ieri a Venezia, ma racconta una storia ambientata a Refrontolo. Paese di 1.700 abitanti in provincia di Treviso, terra di Prosecco Docg e di Colline Unesco, ma anche “area bianca” secondo il Piano Italia 5G: uno di quei 1.385 siti in cui nessun operatore ha manifestato l’interesse a investire, per cui è lo Stato a finanziare la realizzazione della rete a banda ultralarga, attraverso i fondi del Pnrr da spendere entro giugno del 2026. Da otto mesi il Comune si oppone all’installazione del traliccio da 34 metri in un terreno della parrocchia di Santa Margherita, che l’ha dato in affitto al colosso Inwit-Infrastrutture Wireless Italiane, malgrado la contrarietà all’operazione formalizzata dalla diocesi di Vittorio Veneto per il timore dell’impatto negativo sul paesaggio. Un cortocircuito ecclesiastico risolto così dal Tar del Veneto (in attesa del possibile appello al Consiglio di Stato): non conta l’autorità spirituale della Curia, bensì la proprietà materiale dell’appezzamento, quindi avanti con la maxi-antenna che dovrà portare le connessioni veloci pure attorno al Molinetto della Croda.

L’istanza di autorizzazione unica per la realizzazione dell’impianto di telefonia mobile porta la data dello scorso 14 febbraio, giorno di San Valentino, ma non è stato affatto amore tra Inwit e Comune, i quali hanno anzi ingaggiato un contenzioso amministrativo attorno al podere parrocchiale in via della Liberazione. Il sito è attiguo agli spogliatoi del campo da calcio, concesso in locazione da monsignor Luigino Zago e prescelto in alternativa al campanile, dove ad un certo punto il sindaco Mauro Canal aveva perfino ipotizzato di “infilare” il ripetitore pur di risolvere la diatriba, trovando però l’indisponibilità della Soprintendenza. Peraltro una doppia articolazione del ministero dell’Interno (sia quella territoriale per le Belle arti, sia quella speciale per il Piano nazionale di ripresa e resilienza) ha bocciato entrambe le soluzioni: no al campanile, no al campo, «per l’incompatibilità con i valori monumentali e paesaggistici della zona», come riassumono i giudici lagunari. Anche la Diocesi di Vittorio Veneto ha espresso parere negativo, sulla scorta non solo «della mozione del Consiglio comunale» a sua volta contrario all’opera, ma pure «dell’opposizione dei parrocchiani e dell’impatto negativo sul paesaggio delle Colline del Prosecco (riconosciute come sito Unesco)». Pertanto il 30 aprile il municipio ha emanato il provvedimento di diniego.