Gli applausi, a scena aperta, per Luca Zaia e Alberto Stefani. L’avvertimento, per quanto velato, a Roberto Vannacci. A fare notizia ieri, al consiglio federale riunito a Milano, sono stati i leghisti che non erano presenti in via Bellerio: il presidente uscente e l’aspirante successore si sono brevemente videocollegati a margine di un evento a Piazzola sul Brenta, mentre l’europarlamentare è rimasto in aula a Strasburgo per la plenaria. Ma il pensiero del segretario Matteo Salvini è andato in particolare proprio in quelle due direzioni: da un lato al Veneto «dove puntiamo ad essere primo partito»; dall’altro a «tutte le associazioni» che «sono benvenute» e possono affiancarlo, «a patto che non siano una realtà politica alternativa».

Ogni implicito riferimento ai “team Vannacci”, che fanno capo al sodalizio “Il mondo al contrario” animato dai fedelissimi del generale, è apparso puramente voluto. Tanto più perché nelle stesse ore a Vigevano è stata annunciata la costituzione di un altro nodo della rete vannacciana, il “team Lomellina”. Prima del vertice, Salvini aveva escluso reprimende nei confronti dell’eurodeputato, responsabile della campagna elettorale leghista in Toscana: «Altro che resa dei conti, quelli pubblici sono gli unici conti a cui io e tutta la Lega stiamo lavorando». Ancora: «È chiaro che quando hai un risultato al di sotto delle aspettative, ti devi chiedere perché. Non è colpa della sfortuna o degli elettori. Quindi tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Si, io in primis. Sono nella Lega da 35 anni, ho vinto tante volte e ho perso altrettante volte. Da una sconfitta devi trarre lezione per la futura vittoria. Non ho tempo per guardarmi alle spalle o recriminare. Sicuramente sono stati commessi errori, non da un singolo ma da una squadra». Ma dopo tre ore di «riflessioni», come le ha chiamate il coordinatore federale dei dipartimenti Armando Siri, è filtrato quel riferimento «a tutte le associazioni e le realtà» che non ha lasciato grandi dubbi interpretativi.