Proprio da dove un anno fa, alla festa di Roma che inaugurò, il suo film "Berlinguer. La grande ambizione" prese la strada per l'uscita in sala, coronata da un successo probabilmente inaspettato dallo stesso regista, Andrea Segre torna di nuovo nella capitale e alla Festa, per presentare il documentario "Noi e la Grande ambizione" (nei cinema dal 10 novembre).

Racconta la storia del film nei suoi passaggi in sala e soprattutto del suo pubblico, ravvivato da 9 appuntamenti avvenuti al termine delle proiezioni, che un tempo si sarebbe chiamato "il dibattito", un percorso in cui è manifesto non solo l'interesse verso una figura carismatica storica, come quella dell'ex segretario dell'allora PCI, ma anche l'interesse delle giovani generazioni per la politica e la necessità che questa occupi nuovamente una funzione centrale nella nostra società, altrimenti snobbata sia quotidianamente e alle elezioni.

Il padovano Andrea Segre racconta di un'esperienza per lui significativa e sorprendente: «Al di là del successo del film mi ha colpito molto la partecipazione del pubblico, in gran parte giovanile, sentendo una chiara e precisa consapevolezza di andare al cuore del problema, vale a dire di come la crisi politica in atto da tempo, nel rapporto tra cittadini e partiti, produca un vuoto esistenziale nelle persone, in un tempo in cui individualismo e indifferenza sembrano essere vincenti. Chi è cresciuto dopo la grande stagione della politica, diciamo almeno fino a metà degli anni '90, sente come se mancasse un pezzo importante nella propria vita, non solo sociale. Per questo sono stato molto colpito da come si avverta che questa generazione sta cercando qualcosa, una relazione con la politica ora problematica, una connessione con il senso proprio della vita. L'ho visto negli occhi di questi giovani, l'ho sentito nelle loro parole. Spesso li rappresentiamo frammentati e confusi, sbagliando».