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Ultimo aggiornamento: 12:31

La vicenda di Milena Mancini, 56 anni, imprenditrice e agente immobiliare di Isola del Liri, ha profondamente scosso l’opinione pubblica. La donna è deceduta a Istanbul dopo venti giorni di terapia intensiva, in seguito a una complicanza insorta durante una liposuzione eseguita in una clinica privata del luogo. Trasferita d’urgenza in un ospedale universitario della capitale turca, non si è più ripresa.

Il suo caso riaccende l’attenzione sul fenomeno del cosiddetto “turismo medico”, e in particolare su quello della chirurgia estetica low cost, un settore in rapida crescita ma non privo di insidie. Negli ultimi anni, la Turchia è divenuta una delle principali mete per gli interventi estetici, grazie a pacchetti “all inclusive” che comprendono volo, soggiorno e operazione a prezzi spesso molto inferiori rispetto a quelli italiani. Tuttavia, dietro l’apparente convenienza economica, si nasconde una complessa rete di rischi legati non solo alla qualità e alla sicurezza degli interventi, ma anche alla mancanza di controlli adeguati, di assistenza post-operatoria e di tutela legale per il paziente.

La liposuzione, come tutte le procedure chirurgiche, non è priva di pericoli: le complicanze possono includere embolie, infezioni, emorragie e reazioni anestesiologiche gravi. La sicurezza di un intervento non dipende solo dalla manualità del chirurgo, ma dall’intero sistema di supporto: la preparazione preoperatoria, la sterilità delle sale, la presenza di anestesisti qualificati, la disponibilità di una terapia intensiva e soprattutto la possibilità di un follow-up strutturato. Elementi che in molti centri esteri non sono garantiti o non vengono verificati con sufficiente rigore.