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Ultimo aggiornamento: 12:58
“Gli spostamenti della squadra, la sicurezza, il beveraggio, le gestione dei biglietti: tutto era nelle mani della camorra“. Così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri racconta la subordinazione della Juve Stabia ai clan D’Alessandro e Imparato. La società di calcio, che partecipa al campionato di Serie B, è finita in amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose. Come ha ricordato il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, “si tratta del terzo caso in Italia: prima della Juve Stabia ci sono stati analoghi provvedimenti per il Foggia Calcio e il Crotone Calcio”. Questa volta però la mafia è arrivata fino alla Serie B, ” e questo fa scalpore”, sottolinea ancora Gratteri.
Il decreto che dispone l’amministrazione giudiziaria per la Juve Stabia riguarda anche altre società che si occupano dei servizi annessi alle manifestazioni sportive ed è stato emesso dal tribunale di Napoli su richiesta della Procura, del Procuratore Nazionale Antimafia e del Questore di Napoli. A gestire la società sarà adesso un pool di professionisti appositamente nominato. “Un quadro generale preoccupante, un caso scuola“: ha spiegato in conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia Melillo. È il terzo caso di società professionistica in amministrazione giudiziaria per lo stesso motivo in pochi mesi dopo Foggia e Crotone. A proposito della società calabrese, il Tribunale di Catanzaro ha confermato la misura dell’amministrazione giudiziaria, rigettando di fatto gli elementi presentati dalla difesa. La misura della durata di un anno proseguirà, pertanto, fino alla scadenza.










