La cosca si era infiltrata anche nella tifoseria organizzata, come evidenzia il corposo lavoro di analisi delle presenze certificate allo stadio, nonché dai numerosi provvedimenti di divieto di accesso allo stadio, anche fuori contesto, emessi nel corso della stagione calcistica trascorsa. In tale periodo sono stati emessi 22 divieti di accesso fuori dal contesto di episodi violenti in occasione di gare calcistiche per altrettanti pregiudicati appartenenti o contigui al clan, alcuni con ruoli di promozione del tifo organizzato, mentre 16 divieti in occasione di episodi violenti durante le partite. La saldatura tra gli esponenti del tifo organizzato, già appartenenti o contigui a compagini criminali locali, e la comunità stabiese si è manifestata secondo tipiche modalità di condizionamento mafioso, nell’evento organizzato dal Comune di Castellammare di Stabia lo scorso 29 maggio, per celebrare la conclusione dell’ottima stagione calcistica della squadra. Circostanza nella quale i rappresentanti dei tre gruppi ultras della tifoseria, alcuni colpiti da Daspo e con profili di contiguità criminale, erano sul palco con vertici della società di calcio, autorità civili e istituzioni pubbliche. Non da ultimo, presentano significativi indici di condizionamento, dicono gli inquirenti, le scelte operate dalla società calcistica sui responsabili del settore tecnico giovanile, uno dei quali già destinatario di provvedimenti della giustizia sportiva, che attestano radicate e consolidate relazioni con il clan.