Ma Cristo era bello o era brutto? Aveva l'aspetto del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, vale a dire un uomo dalla pelle bianca, con gli occhi azzurri e penetranti, la barba perfettamente in ordine, un fisico asciutto? Oppure mostrava capelli corti e incolti, un folto boschetto di peli sul mento, naso bulboso e carnagione bruna così come rappresentato nel programma Son of God mandato in onda dalla Bbc nel 2001, un'immagine peraltro contestatissima dai telespettatori della terra d'Albione? La faccenda del videre Iesum non è questione da poco. Essa orbita attorno a questioni teologiche e ontologiche di non poco momento. Va intimamente sottolineato che, nel periodo degli inizi, almeno fino al XIII secolo, le raffigurazioni del volto di Cristo furono orientate da alcune correnti di pensiero che espressero opinioni sull'aspetto di Gesù incarnato le più distanti.

Il profeta Isaia, per dire, così lo descriveva: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere». Per questo motivo, taluni esponenti del Cristianesimo antico hanno ritenuto che Gesù doveva essere «deforme» (san Giustino martire), «brutto alla vista» (san Clemente di Alessandria), «privo di bellezza e il suo corpo non degno di un uomo sano» (Tertulliano). Per altri cristiani, al contrario, il riferimento al volto dell'unico Messia (vero Uomo e vero Dio) era contenuto nel Salmo 45,3: «Tu sei il più bello tra i figli degli uomini». L'orientamento considerava il Cristo risorto, il Redentore, il Santificatore. Si contemplava, insomma, la sua gloria sinonimo di bellezza fisica.