Come Terrence Malick e Wes Anderson è texano, e come i suoi illustri colleghi sembra più europeo che americano. È amante del cinema “indie” ed è un cinefilo assoluto. Naturalmente l’identikit non può che portare a Richard Linklater, tra gli ospiti più attesi alla 20ma Festa del cinema di Roma, per il premio alla carriera e per la presentazione in prima italiana del suo Nouvelle Vague, già concorrente all’ultimo Festival di Cannes.

Il cineasta è stato protagonista anche di una Masterclass dove ha percorso non solo la sua carriera, ma il suo modo di intendere il cinema. Cresciuto in una cittadina nel Texas orientale (“dove di attraente c’è solo una prigione”) e poi stabilitosi ad Austin, Linklater ha iniziato a 20 anni a vedere i film “ossessivamente” dopo aver capito che “non sarei diventato un romanziere”. Da sempre interessato ai “gap” – gli intervalli, i vuoti – in ogni realtà, il cineasta classe 1960 ha spiegato l’importanza del suo “gap” tra la fondazione della sua Film Society e l’inizio della carriera cinematografica: “praticamente in quel periodo ho costruito una comunità di cinefili attorno a me, qualcosa che poi si è rivelato fondamentale per scrivere e dirigere i miei film. Ho continuato e proseguo tuttora a programmare film nel cineclub da 40 anni”.