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I capelli che abbiamo in testa sono morti, eppure possono raccontare lo stesso qualcosa di noi. Non solo per quanto riguarda i nostri gusti, per esempio a seconda dell’acconciatura che abbiamo scelto, ma in certa misura anche per lo stato della nostra salute. Nella loro struttura sono racchiuse le tracce delle sostanze che il nostro organismo ha prodotto o assorbito nei mesi precedenti, e che entro certi limiti possono essere utili per ricostruire aspetti del benessere fisico e ambientale.
Anche a causa delle molte pubblicità che parlano di “nutrirli” e “ravvivarli”, tendiamo spesso a pensare che i capelli siano vivi, composti da cellule che si comportano come tutte le altre presenti nel nostro organismo. In realtà, nella parte esterna e visibile del capello (il fusto) non c’è nulla di “vivo”, solo proteine, grassi e pezzi di cellule morte. Non c’è quindi niente da nutrire o da riparare con shampoo, balsami e altri prodotti: i cosmetici servono per proteggere quello che c’è ed evitare che si degradi troppo velocemente.
La parte viva del capello è il bulbo, che si trova nel follicolo pilifero, il profondo avvallamento nel cuoio capelluto dove le cellule producono le sostanze come la cheratina che formeranno poi il fusto del capello stesso (lo stesso vale per i peli). Ogni follicolo attua un ciclo in maniera indipendente dagli altri, passando per una fase di crescita in cui il bulbo è attivo (anagen), una di pausa (catagen) e una in cui si libera del capello ormai troppo vecchio facendolo cadere insieme alla parte non più vitale del bulbo (telogen), che intanto si rigenera nel follicolo per il ciclo successivo. In ogni momento, circa un follicolo su dieci è nella fase catagen o telogen, quindi è normale perdere sempre qualche capello, ma una perdita più consistente può essere l’indizio di qualche problema.







