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Il dibattito e la polemica sono il sale del liberalismo, come anche le scissioni e le liti, pochi ma buoni insomma, anche se forse, è ora di uscire dalle biblioteche e dagli anfratti delle librerie per un impegno civile fatto di pensiero e azione
In merito al dibattito tra Giancristiano Desiderio e Luigi Marattin sul ruolo dei liberaldemocratici, c'è comunque una visione di fondo che li accomuna. Richiamando un'antica espressione spadoliniana mi verrebbe da dire che c'è una "certa idea d'Italia" liberale.
Desiderio da anni ha scosso l'animo della "destra" professando contro la tracotanza del potere e dello Stato per una piena e compiuta libertà da declinare nelle sue molteplici sfaccettature: individuale, scolastica, d'impresa Marattin, dopo aver invece capito che la "sinistra" italiana è tutto fuorché liberale, dal momento che liberali si nasce o se ne condivide fin da ragazzi la sua dimensione spirituale, ne è uscito posizionandosi attualmente in una minuscola "terza forza" (in asse con il repubblicano-lamalfiano Carlo Calenda). L'operazione, indispensabile dal punto di vista della sopravvivenza politica, non porterà sicuramente grandi cambiamenti nello scenario partitico-parlamentare ma contribuisce a seminare qua e là piccoli semi di cultura liberale, elevando il dibattito e contribuendo ad allontanarci dalle piaghe dello statalismo-populista.






