Per la maggior parte blu, ma a volte, a tratti in maniera più o meno apprezzabile, anche verde. Parliamo dei colori di mari e oceani, dove vivono, tra gli altri, piccolissimi e preziosi organismi complessivamente noti come fitoplancton, come alghe e batteri fotosintetici, alla base della catena alimentare marina. Ma a viverci sono sempre meno: una recente analisi, appena pubblicata su Science Advances, mostra infatti che l’abbondanza del fitoplancton è diminuita a partire dagli inizi degli anni Duemila, parallelamente all’acuirsi della crisi climatica. Autori del nuovo lavoro sono alcuni ricercatori sparsi tra Cina, Gran Bretagna e Usa, che hanno cercato di capire se ci sono stati dei trend negli anni sulle variazioni della biomassa del fitoplancton.
I dati in materia, scrivono, sono infatti poco chiari: alcuni parlano di una chiara diminuzione in concomitanza con l’aumento delle temperature delle acque, altri invece sostengono che questo riscaldamento avrebbe favorito l’aumento del fitoplancton, con fioriture algali eccezionali. I ricercatori hanno provato ad aggiungere la loro, cercando di superare quelli che secondo loro erano i limiti della ricerca condotta finora nel campo, come buchi delle osservazioni satellitari dovuti a determinate condizioni meteorologiche e la mancanza di consistenza nella raccolta di dati sul campo. Il metodo per analizzare le variazioni del fitoplancton negli ultimi due decenni è stato quello di sviluppare una rete neurale per stimare le concentrazioni giornaliere della clorofilla-a (il pigmento usato capire quanti organismi fotosintetizzanti sono presenti). La rete neurale si chiama Ocean Chl-a reconstruction Neural Ensemble Network (OCNET) e mette insieme dati provenienti da osservazioni satellitari e sul campo (ottenute grazie al progetto BGC-Argo, che utilizza dei galleggianti robotici per acquisire informazioni di tipo biogeochimico) con i fattori che influenzano il fitoplancton (come temperatura dell’acqua, salinità e disponibilità di radiazione).








