In agricoltura la loro presenza è famigliare da anni. Manodopera albanese nella frutta fin dagli Anni ‘90 e ora africana. Stagionali dell’Est Europa tra i vigneti, indiani nelle stalle. In una provincia di Cuneo dove il lavoro non manca e la disoccupazione è ai minimi storici, con numeri da far invidia alla Baviera, all’Ile de France o al Randstad olandese, chi manca all’appello sono i lavoratori.

A Cuneo e nei distretti produttivi della provincia le fabbriche continuano a girare a pieno ritmo, ma dietro le linee di produzione si nasconde un problema crescente: la carenza di manodopera qualificata. Qui, dove l’industria alimentare e meccanica traina l’economia locale, la sfida non è solo reperire lavoratori, ma anche trovare soluzioni innovative per far incontrare domanda e offerta.

Il tessuto produttivo cuneese è variegato: grandi industrie e centinaia di piccole e medie imprese convivono, spesso con forti legami con il territorio, e rappresentano il cuore pulsante della manifattura locale. Ma anche in questa «isola felice» del Piemonte, con un tasso di disoccupazione al 3,7%, reperire figure come tornitori, saldatori o tecnici manutentori diventa sempre più difficile, aggravato dal calo demografico e dalla carenza di competenze specialistiche. Rispondere a questa sfida significa accogliere chi arriva da lontano e trovare nuovi modelli di inclusione per la popolazione migrante: la Fondazione Industriali di Cuneo, realtà del terzo settore che riunisce una trentina di imprenditori locali, ha avviato uno specifico progetto.