La riforma della giustizia, le dinamiche interne alla maggioranza di governo, l’antifascismo, l’attentato a Sigfrido Ranucci e la libertà di stampa. C’è di tutto un po’ nello show-minestrone andato in onda ieri mattina nella sala Arengario del Tribunale di Napoli. Dove l’Associazione nazionale magistrati, snobbando la raccomandazione del Guardasigilli che aveva suggerito moderazione, ha organizzato la “Giornata della Giustizia” con guest star (di sinistra, ovviamente) come i giornalisti Giovanni Floris e Massimo Giannini e la nota giurista Fiorella Mannoia.

Ufficialmente, l’evento voleva promuovere valori condivisi come la pace e la parità di genere. In realtà, è servito a presentare ufficialmente il “Comitato per il No” al referendum. A dar fuoco alle polveri il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha parlato senza filtri, pur dichiarando di voler evitare toni politici. «Siamo qui per parlare con termini non tecnici dei problemi della giustizia», ha esordito. Ma già pochi istanti dopo ha attaccato il ministro Carlo Nordio: «Dice tante cose, salvo poi essere smentito dalla storia e dai fatti».

Ancora meno neutrale è apparso quando ha definito il sistema giudiziario italiano «una corsa ad ostacoli», aggiungendo che «ogni riforma che viene fatta aumenta la difficoltà a cercare la prova sia nella fase di indagini preliminari sia nell’istruttoria dibattimentale sia nel dibattimento». Domanda: ma se il sistema è inefficiente, come sostenuto dal procuratore, come può la responsabilità non ricadere anche sugli stessi magistrati, pubblici ministeri e giudici, che ne sono parte integrante? O è sempre e solo colpa degli altri?