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Perdite, danni, affollamento e chiusure. Il declino del Louvre parabola di Parigi
Tanto si è scritto sul museo più visitato al mondo da quando Emmanuel Macron scelse di festeggiare la vittoria attorno alla Piramide del Louvre. Ma se nel 2017 l'appena eletto presidente della Repubblica faceva risuonare l'Inno alla Gioia, rivendicando dal piazzale l'orgoglio di una Francia europeista ancor prima di intonare la Marsigliese, mostrava i muscoli con la mano sul cuore e sceglieva donne e uomini della società civile sparigliando le carte di un sistema abituato all'alternanza destra-sinistra, le immagini di quella stessa piazza abitata ieri da turisti spaesati, forze dell'ordine e giornalisti hanno invece trasfigurato uno dei simboli di Parigi e della "Macronie" in emblema del fallimento. Davanti alle telecamere di mezzo mondo.
La dinamica del furto e i preziosi rubati, le falle nella sicurezza e le riemerse proteste dei lavoratori del Louvre, inascoltate da mesi, hanno tramutato l'accaduto nell'ennesima pagina buia, per la Francia. Che diventa specchio di un Paese in crisi. Di un presidente che fa sapere di esser "costantemente informato" sulla rapina ma che non si mostra. E di incertezza sul futuro. Il video di un uomo in gilet giallo che senza alcun controllo svaligia una teca-vetrina con calma e determinazione, senza che nessuno intervenga per fermarlo alle 9,30 del mattino, a museo aperto, assume le sembianze di un declino che supera di gran lunga l'aspetto culturale della vicenda.







