Le parolacce che non si dovrebbero dire raccontano più di quanto si pensi. È quanto emerge da una ricerca internazionale che ha analizzato i tabù linguistici in 17 Paesi e 13 lingue, con l’obiettivo di capire come il linguaggio “proibito” rifletta i valori, le norme e le differenze culturali tra le società.

Secondo quanto riferito dal The Guardian, i ricercatori interpellati hanno chiesto ai partecipanti del questionario di elencare tutte le parole tabù che riuscivano a ricordare e a quel punto sono emerse differenze significative. I madrelingua inglesi nel Regno Unito e gli ispanofoni in Spagna hanno segnalato in media 16 parole, mentre i tedeschi ne hanno indicate oltre tre volte di più, con una media di 53 termini. Tra questi compaiono esempi come intelligenzallergiker ovvero “persona allergica all’intelligenza” e hodenkobold che sarebbe “folletto dei testicoli”, usato per descrivere qualcuno di fastidioso.

“Queste parole possono essere più o meno offensive, possono avere una connotazione negativa o ironica – spiega Jon Andoni Duñabeitia, scienziato cognitivo e docente all’Università Nebrija di Madrid – Ma prese nel loro insieme, offrono piccoli spaccati della realtà di ogni cultura”. Sulle differenze tra spagnolo e tedesco, Duñabeitia ha ipotizzato due spiegazioni: “La lingua tedesca permette di creare infinite parole composte. Ma potrebbe anche darsi che in altre lingue le persone trovino più difficile produrre termini tabù in un contesto neutro”.