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Si è concluso alla Casa Bianca l’incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky. Nella prima parte, aperta ai giornalisti, Trump non si è sbilanciato sulla possibilità di fornire missili Tomahawk all’Ucraina, cioè l’aspetto più atteso dell’incontro (che è stato meno formale dei precedenti: i presidenti hanno pranzato insieme nella Cabinet Room invece di discutere nello Studio Ovale). I Tomahawk permetterebbero all’esercito ucraino di colpire in profondità il territorio russo.

In pubblico Trump ha parlato molto più di Zelensky: si è dilungato, come fa spesso, anche su argomenti che non c’entravano, come l’accordo di pace in Medio Oriente o gli attacchi statunitensi alle barche al largo del Venezuela. Sui missili ha detto che ne avrebbe discusso ulteriormente con Zelensky, ma ha esitato ed è stato ambiguo. Ha spiegato che non sono le uniche armi che gli Stati Uniti potrebbero dare all’Ucraina, dicendo però che potrebbero implicare «un’escalation» e che preferirebbe vedere la fine della guerra che doverli inviare. Ha detto varie volte che i Tomahawk servono anche agli Stati Uniti, magnificandone le capacità.

Donald Trump e Volodymyr Zelensky prima di entrare alla Casa Bianca, il 17 ottobre (Andrew Leyden/ZUMA Press Wire)