ODERZO (TREVISO) - Per più di un secolo è rimasto nascosto sotto la campagna opitergina, dimenticato dal mondo ma non dalla storia. Ora, grazie a due ricercatori veneti, Luciano Chiereghin e Danilo Pellegrini, torna a farsi vivo il ricordo del più potente cannone mai impiegato sul fronte italiano della Prima guerra mondiale: il "Lungo Giorgio", un colosso d'acciaio della Skoda lungo 20 metri, capace di scagliare proiettili da 700 chili a 30 chilometri di distanza. Fu lui, alle 3 del mattino del 15 giugno 1918, a dare inizio alla Battaglia del Solstizio ovvero la seconda battaglia del Piave l'ultima grande offensiva austro-ungarica contro l'Italia. Dal suo piazzamento a Gorgo del Monticano, aprì il fuoco contro lo snodo ferroviario di Treviso. Poi, di quella bocca da fuoco che aveva già raso al suolo Asiago due anni prima, si persero le tracce.

Il "Lungo Giorgio" era nato nei cantieri di Pilsen, progettato per le corazzate della classe Ersatz Monarch. Ma la guerra ne cambiò il destino: costruito in 10 esemplari, solo uno fu adattato per l'uso terrestre, installato di volta in volta su un affusto ferroviario unico, capace di sostenerne le quasi cento tonnellate di peso. Nel 1916 fu schierato a Calceranica, in Trentino, dove i suoi colpi devastarono Asiago. Nel 1917 venne trasferito a Santa Croce di Opicina, sopra Trieste, per colpire le postazioni italiane sulla laguna. Infine, dopo Caporetto, fu spostato nel basso Veneto, pronto a sostenere l'avanzata verso Venezia. Poi la sconfitta e la ritirata austro-ungarica. Da allora il cannone scomparve: non fu mai catalogato tra i pezzi di preda bellica, né demolito, né trasferito. Un enigma che per oltre un secolo ha alimentato ipotesi e leggende tra storici e appassionati. «È stato scritto molto sulla fine che aveva fatto - racconta Chiereghin - Era diventato una sorta di mito, che ora abbiamo trovato».