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18 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 11:28
La scadenza ha carattere formale, ma alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi le conseguenze potrebbero essere epocali. L’Iran ha dichiarato di ritenersi “svincolato” da ogni restrizione imposta al suo programma nucleare dal Joint Comprehensive Plan of Action, il patto firmato nel 2015 con gli Stati Uniti guidati allora da Barack Obama e i paesi del cosiddetto “5+1”.
In una lettera ai vertici delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che la Risoluzione 2231 del Consiglio, che sanciva l’entrata in vigore dell’intesa, è “scaduta e terminata” oggi, 18 ottobre 2025. Pertanto “tutte le disposizioni dell’accordo, comprese le restrizioni previste per il programma nucleare iraniano e i meccanismi correlati, sono considerate concluse” e ora “il Paese è vincolato esclusivamente dai suoi diritti e obblighi ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare, senza ulteriori limitazioni”. Teheran ha definito inoltre “illegale e nulla” la recente decisione delle Nazioni Unite di attivare il meccanismo di “snapback” e di reimporre sanzioni contro l’Iran sospese in virtù del patto del 2015, sulla base della richiesta dei tre firmatari europei del Jcpoa (Regno Unito, Francia e Germania) motivata con il mancato impegno del Paese nei confronti dell’accordo sul nucleare a partire dal 2019. In termini pratici, quindi, la Repubblica islamica ritiene di poter sviluppare e testare liberamente missili balistici e rafforzare la cooperazione militare con Paesi come Russia e Cina, senza più essere vincolata da un quadro giuridico Onu.










