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L’omicidio di Paolo Taormina, un ragazzo di 21 anni ucciso sabato notte in centro a Palermo dopo aver tentato di fermare una rissa, ha rafforzato l’indignazione e l’esasperazione di migliaia di abitanti della città che negli ultimi mesi hanno chiesto allo Stato di intervenire in modo più deciso contro la violenza diffusa soprattutto tra i giovani. Domenica sera oltre duemila persone hanno partecipato a una fiaccolata spontanea, altre migliaia hanno manifestato lunedì sera. «Basta morti senza senso», si leggeva su uno striscione con le facce di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo, uccisi a Monreale alla fine di aprile.
Già poche ore dopo l’omicidio, quando ancora non era chiaro cosa fosse successo, la maggior parte dei politici ha individuato nella mancanza di controlli l’origine degli omicidi, delle ripetute aggressioni, delle sparatorie e delle risse, più in generale dell’insicurezza in città. Quasi tutti – specialmente gli esponenti della destra – hanno chiesto una presenza maggiore di polizia e carabinieri nelle strade del centro e alcuni hanno detto che l’unica soluzione a questa violenza è schierare pattuglie dell’esercito.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha raccolto queste sollecitazioni e fissato per mercoledì un incontro con il sindaco di centrodestra Roberto Lagalla. Piantedosi metterà a disposizione più agenti delle forze dell’ordine e sta valutando l’istituzione di nuove zone rosse, all’interno delle quali la polizia possa vietare l’accesso a persone ritenute pericolose. Le prime risposte sono quindi interventi securitari, molto simili a quelli già adottati in passato dopo fatti di cronaca simili, giustificati dall’emergenza che tuttavia non è emergenza, perché dura da molti anni.











