In Danimarca decine di droni hanno di recente sorvolato l’aeroporto di Copenhagen, imponendo la chiusura dello spazio aereo per circa quattro ore. Anche in Germania il traffico nei cieli è stato interrotto, con 17 voli cancellati e quasi 3mila passeggeri rimasti a terra. In Belgio, Polonia, Romania e in altri Stati europei sono, inoltre, stati registrati velivoli analoghi sopra infrastrutture civili e militari. Infine, gli attivisti a bordo della Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza, hanno riferito di averne individuati alcuni lungo la rotta.

Nel complesso, sono oltre 40 le incursioni segnalate negli ultimi mesi nell’Europa settentrionale e centrale. Secondo le ipotesi avanzate dal governo tedesco e dalla Nato, dietro gli attacchi ci sarebbe un’origine russa, ipotesi respinta da Mosca.

I problemi dell’abbattimento

Il modo più utilizzato per ridurre o eliminare la minaccia degli aeromobili è quello di abbatterli, tramite aerei da combattimento o laser ad alta potenza. Ma farlo non è semplice come sembra. Uno dei principali problemi è che l’azione, per essere intrapresa, richiede l'approvazione di apposite leggi da parte dei Parlamenti nazionali. E ciò può richiedere un tempo incompatibile con la situazione di emergenza. Dopo il via libera alla normativa, le sfide non sono, tuttavia, finite. Considerate le loro dimensioni ridotte, i droni possono, infatti, essere difficili da colpire con i mezzi militari tradizionali. Inoltre, una volta intercettati e attaccati, si presenta un rischio non di poco conto: dato che è difficile controllare la loro traiettoria durante la caduta a terra, potrebbero facilmente atterrare su aeroporti, case, strade, causando morti e feriti.