Game Over per l’America First: Trump scopre il multiplayer. The Donald è entrato alla Casa Bianca convinto di giocare in modalità single player, difficoltà: facile. Dazi come power-up, minacce come combo devastanti, alleati storici trattati come personaggi sacrificabili. Il 2 aprile ha scatenato l’ira del server globale, poi ha navigato a vista tra le guerre: ha lasciato Netanyahu libero di fare danni e ha perfino considerato di cambiare squadra passando dalla parte di Putin – del quale invidia quel codice segreto chiamato “potere assoluto”. Eppure qualcosa sta cambiando nella partita. No, non abbiamo smesso di avere il mal di testa da crisi quotidiane. Semplicemente Trump sta scoprendo, livello dopo livello, che la difficoltà è impostata su “impossibile” e che l’America non può più completare le missioni in solitaria. Le regole del gioco sono cambiate: benvenuti nell’era del multiplayer obbligatorio.
Prendiamo il Medioriente. La sospensione dell’invasione di Gaza è arrivata perché Trump ha capito – finalmente – che per sconfiggere questo avversario serve formare una squadra. Turchia, Egitto, Qatar, i sunniti pragmatici: sono loro i giocatori essenziali che hanno fatto la differenza su Hamas. Trump da solo poteva lanciare attacchi speciali quanto voleva, ma senza il team giusto la missione restava bloccata. Lezione uno: anche i protagonisti hanno bisogno di alleati.







