BELLUNO - Sono fra Roberto Rizzato, vicentino di nascita (17 novembre 1968), ma da tempo residente a Belluno, e Leonardo D'Incà (10 ottobre 2009) i due bellunesi che la conferenza dei capigruppo ha individuato come meritevoli del premio San Martino 2025. Un riconoscimento che, come da tradizione, verrà assegnato nel corso della cerimonia che martedì 11 novembre si terrà al teatro cittadino all'interno delle celebrazioni per la festa del patrono che al premio ha dato il nome. «Due figure recita il comunicato di Palazzo Rosso - che in ambiti molto diversi rappresentano in modo autentico i valori della solidarietà, della dedizione e dell'impegno che ispirano il riconoscimento istituito dal Comune di Belluno»: fra Roberto da anni accudisce un ragazzo con disabilità; Leonardo brilla nello sci alpino. Ieri, una volta conclusasi la riunione che ha deliberato a chi andrà il premio, è stato il presidente del consiglio comunale Luciano Bassi a comunicare direttamente ai due interessati di essere stati scelti per l'edizione di quest'anno del premio.
Fra Roberto Rizzato che non è sacerdote è risultato vincitore per la categoria adulti. Arrivato a Belluno nel 1984 per affrontare, da seminarista dei frati cappuccini di Mussoi, il percorso liceale, egli ha frequentato il liceo Lollino. E l'idea di candidarlo al premio San Martino è nata proprio da un gruppo di suoi amici e compagni di classe del liceo. Dopo la maturità classica e due anni di noviziato a Venezia, fra Roberto ha affrontato una prima esperienza di servizio come missionario in Angola; poi in Italia si è impegnato in attività di assistenza e volontariato a favore delle persone più fragili. Completati gli studi teologici, ha frequentato un corso per operatore socio sanitario lavorando poi nell'infermeria dei frati cappuccini di Conegliano e Bassano del Grappa. Ma all'orizzonte vi era il ritorno a Belluno dove, prestando servizio presso il Comitato d'Intesa dal 2004 fino al 2011, si è dedicato fra l'altro al servizio a chiamata, salendo anche sui pulmini per accompagnare le persone fragili che ne avessero bisogno. Ed è proprio svolgendo questo servizio che nel 2006 fra Roberto conosce un bambino con disabilità. Così «dal 2012 si dedica completamente alla cura di questo giovane recita la motivazione - accudendolo con dedizione quotidiana, sensibilità e straordinaria costanza. La sua testimonianza di carità concreta, vissuta con discrezione e continuità, riflette pienamente lo spirito martiniano del dono di sé agli altri». Da allora, pur rimanendo un membro della comunità dei cappuccini di Mussoi, egli vive nella casa del giovane e della sua mamma. Dopo la morte di quest'ultima (2023) fra Roberto è rimasto da solo ad occuparsi del ragazzo, anche inventando o modificando alcuni ausili.







