In un pomeriggio di sole tiepido che filtra dalle vetrate del centro congressi di Vallelunga, Marco Santucci accoglie con una stretta di mano ferma e un sorriso che sa di chi ha già visto troppi circuiti del settore per perdersi in chiacchiere inutili. Manager navigato – Ford, Toyota, Jaguar Land Rover nel curriculum, da luglio siede alla guida di Geely Italia, il colosso cinese che sbarca nel Belpaese con l'ambizione di non essere solo un altro marchio "dal Sol Levante", ma qualcosa di più.

Parliamo di auto, certo: ibride, elettriche, prezzi taglienti. Ma soprattutto di un mantra che Santucci ripete come un ritornello: il cliente non è un numero, è il cuore. E i cuori, si sa, non si riparano con un tagliando.

Partiamo dal principio. Geely arriva in Italia in un momento in cui il mercato è un'arena: dazi, concorrenza feroce, scetticismo verso i marchi orientali. Voi aprite i primi 10 punti vendita proprio questo mese. Come fate a convincere un italiano medio, che magari immagina un'auto cinese come un gadget low-cost, che la vostra è roba seria?

“Guardi, il "difetto" storico dei cinesi – e lo dico con rispetto, da chi ha lavorato con tutti – è stato proprio quello: arrivare con il piede sull'acceleratore del prezzo, ma frenare sul post-vendita. Ricambi che tardano, reti assistenza che arrancano. Noi? Abbiamo ribaltato il tavolo. Ancora prima di ordinare le macchine, abbiamo ordinato i pezzi di ricambio. A Novara sta sorgendo il nostro primo magazzino in Italia, e presto uno grande per tutta Europa. Oggi, ottobre, apriamo i primi 10 punti vendita nelle città chiave. Entro un anno, un anno e mezzo, ne avremo 100, capillari su tutto il territorio. Non è un'espansione a furor di popolo: selezioniamo concessionari con esperienza, passione, e soprattutto con spazi dedicati a Geely. Perché le migliori strategie, senza dealer che ci mettono il cuore, rimangono nei cassetti dei quartier generali”.